Il più grande archivio italiano di analisi statistiche sul tennis professionistico. Parte di Tennis Abstract

Il più grande archivio italiano di analisi statistiche sul tennis professionistico. Parte di Tennis Abstract

L’ultima immersione

ULTIMI ARTICOLI

Prevedere l’esito dei prossimi cinque anni di Slam con la sfera di cristallo

Pubblicato il 16 ottobre 2020 su TennisAbstract - Traduzione di Edoardo Salvati // L’anno scorso, ho creato un modello...

È tornata la discesa a rete?

Pubblicato il 2 ottobre 2020 su StatsOnTheT - Traduzione di Edoardo Salvati // Se guardando il Roland Garros 2020...

Venti non vuol dire sempre venti

Pubblicato il 12 ottobre 2020 su TennisAbstract - Traduzione di Edoardo Salvati // C’è sempre più traffico in cima...

La fortuna del sorteggio: Roland Garros 2020 (donne)

Pubblicato il 25 settembre 2020 su HiddenGameOfTennis - Traduzione di Edoardo Salvati // Come per gli uomini, anche per...

La fortuna del sorteggio: Roland Garros 2020 (uomini)

Pubblicato il 25 settembre 2020 su HiddenGameOfTennis - Traduzione di Edoardo Salvati // Da diversi anni ormai eseguo simulazioni...

Cosa succede al ritmo di gioco con le nuove regole imposte dalla pandemia

Pubblicato il 31 agosto 2020 su TennisAbstract - Traduzione di Edoardo Salvati // La pandemia COVID-19 ha imposto agli...

Che valore assegnamo ai tornei Masters o Premier vinti nella bolla?

Pubblicato il 30 agosto 2020 su TennisAbstract - Traduzione di Edoardo Salvati // Il tennis è ripartito, ma molti...

Mettere un asterisco accanto agli US Open è prematuro, e forse del tutto sbagliato

Pubblicato il 19 agosto 2020 su TennisAbstract - Traduzione di Edoardo Salvati // Ci saranno diverse assenze di alto...

Il circuito femminile post COVID-19 sta rientrando alla normalità

Pubblicato il 17 agosto 2020 su TennisAbstract - Traduzione di Edoardo Salvati // Negli ultimi due tornei femminili, abbiamo...

Il sospetto che Venus e Serena debbano giocare contro troppo spesso è fondato?

Pubblicato il 12 agosto 2020 su TennisAbstract - Traduzione di Edoardo Salvati // Nel torneo di Lexington di questi...

ULTIMI ARTICOLI

Pubblicato il 2 agosto 2018 su Rivista Contrasti

// Natalia Molchanova, free diver estrema, è annegata il 2 agosto 2015 al largo dell’isola di Formentera, davanti alla costa orientale della Spagna, durante un’immersione ricreativa alla presenza di amici e del figlio, anche lui professionista dell’apnea. Nonostante le successive ricerche condotte dall’unità speciale della Guardia Civil, il suo corpo non è mai stato ritrovato.

Per la legge spagnola, sono necessari tre mesi prima di poter dichiarare morta una persona scomparsa nello svolgimento di attività pericolose, in assenza di prove tangibili come, ad esempio, il ritrovamento del cadavere. Per la legge del mare, basta molto meno. Bastano quei pochi secondi successivi al momento in cui il corpo, esaurita la sua riserva di ossigeno, si abbandona all’oblio dell’abisso, al silenzio che mette a tacere le autodifese, al buio che spegne qualsiasi speranza di ritorno in superficie.

Sembra segnato da un retrogusto ironico il destino di alcuni grandi esploratori del rapporto tra uomo e natura: sopravvivere a imprese che riscrivono la definizione di resistenza fisica e mentale per poi morire in circostanze di routine, di ripetizione di meccanismi automatizzati lontani dal massimo sforzo che atleti d’élite sono in grado di esprimere. In questo senso, l’alpinismo himalaiano, o anche quello relativamente più accessibile delle Alpi, offre numerosi esempi. O come dimenticare Patrick de Gayardon, acrobata del cielo e pioniere dello skysurf, deceduto a soli trentotto anni a seguito di un lancio di prova effettuato mille altre volte. Del resto, è una dicotomia che se nella maggior parte degli sport genera conseguenze superabili – ti spingi troppo oltre e perdi la gara o la partita – negli sport estremi può rappresentare il punto di rottura: vai troppo oltre il tuo limite e perdi la vita.

Il free diving non fa eccezione. Con questo termine s’identifica l’immersione subacquea in cui il nuotatore si affida esclusivamente alle proprie capacità di respirazione, senza fare uso di attrezzatura per l’erogazione di miscela respiratoria (solitamente bombole di metallo contenenti aria). La tipologia di free diving che negli ultimi anni ha catturato l’attenzione del grande pubblico è l’apnea estrema competitiva, nella quale si cerca di raggiungere grandi profondità oceaniche trattenendo una singola scorta d’aria, quella del respiro inalato prima della discesa.

Spinto probabilmente da un’attrazione innata per l’elemento da cui ha origine e per le sue risorse, l’uomo s’immerge in apnea sin dall’antichità. Si ritiene che la raccolta delle perle fosse praticata in Mesopotamia dal 4500 avanti Cristo. Ne parlano anche Platone e Omero, riferendosi alla raccolta delle spugne marine che venivano usate per lavarsi. Ma fu negli anni ’60 che l’apnea ebbe il suo impulso a trasformarsi in sport moderno grazie alle imprese di due rivali, l’italiano Enzo Majorca e il francese Jacques Mayol.

Molchanova era considerata la più grande free diver di tutti i tempi, un fatto inusuale per una moscovita madre di due figli che si era avvicinata al free diving solo a quarant’anni. Certo, l’avevano aiutata la sua passione per il mare e per il nuoto competitivo, ma l’apnea estrema aveva richiesto una dedizione così totale da farla diventare in poco tempo allenatrice professionista, manager – insieme al figlio – dell’azienda di equipaggiamento per immersioni da lei fondata, assistente per la cattedra di educazione fisica all’Università di Mosca e presidente della Federazione Russa di Free Diving.

E non era più sufficiente padroneggiare le tecniche di nuoto e di respirazione: serviva affinare il controllo della mente, per raggiungere quello stato di dissociazione in cui il corpo smette di essere una limitazione fisica e diventa parte integrante di un ambiente, come il nero profondo degli abissi, altrimenti ostile alla presenza umana.

Da fisiologa dell’apnea era infatti a conoscenza dei pericoli e delle alterazioni chimiche del free diving estremo. Si poteva essere trascinati via dalle correnti o investiti da strati di acqua gelida. Energia e ossigeno andavano usati per contrastare il galleggiamento naturale del corpo nei primi venti metri, superati i quali bisognava evitare l’accumulo tossico di acido lattico nei muscoli causato dal veloce esaurimento dell’ossigeno. Nel punto più basso dell’immersione i polmoni erano compressi a un quarto del loro volume e solo la vasocostrizione di riflesso ne preveniva il collasso. La risalita doveva essere calibrata per non svenire una volta raggiunta la superficie.

In tredici anni di attività, aveva stabilito 41 record mondiali (alla data della morte) e vinto 23 medaglie all’interno delle undici discipline con cui la moderna interpretazione del free diving è arrivata a esprimersi. Numeri talmente incredibili a cui, nel contesto di riferimento abituale, si fatica a dare un senso: ad esempio i 9 minuti e 2 secondi in apnea statica (trattenendo il fiato più a lungo possibile); i 237 metri (con pinne) in apnea dinamica (cercando di percorrere la distanza maggiore); i -101 metri (con pinne) in apnea in assetto costante (immergendosi alla massima profondità); i -91 metri in apnea libera (immergendosi con l’aiuto di un cavo guida); i -127 metri in apnea in assetto variabile regolamentato (immergendosi con una slitta zavorrata). Alcune di queste imprese superate solo recentemente da atlete più giovani, tra cui anche la pluridecorata e, attualmente, “donna più profonda al mondo” Alessia Zecchini.

L’esperienza più intensa della sua carriera arrivò nel 2004, attratta dalla fascinazione del Blue Hole di Dahab, in Egitto, una depressione sottomarina al cui interno – a 56 metri sotto il livello del mare –   un tunnel della lunghezza di 26 metri collega, attraverso la barriera corallina, le placide acque del Blue Hole con quelle più agitate del Mar Rosso. Le difficoltà associate all’individuazione del tunnel, alla presenza di correnti contrarie e alla profondità hanno fatto del Blue Hole il luogo d’immersione con attrezzatura subacquea più pericoloso del mondo, in cui si stima abbiano perso la vita 130 persone. Naturalmente, Molchanova fu la prima donna a nuotare il tunnel in apnea.

La legge degli uomini ha ormai da tempo ufficialmente decretato la morte di Natalia Molchanova. Il mare? Se l’era portata via molto prima. ◼︎

L’ultima immersione

DELLO STESSO AUTORE

La creazione di Eva

Pubblicato il 27 settembre 2015 su Rivista Undici // L’Arthur Ashe Stadium nel distretto del Queens a New York...

Quota periscopio

// 200 articoli per quasi 202 mila parole, con una media di 1008,55 parole ad articolo e una mediana di 944.

Vivere e morire sull’Everest

Pubblicato il 20 giugno 2019 su Rivista Contrasti // Tradizionalmente, il mese di giugno determina la chiusura della finestra temporale...

Tutti gli articoli del sito

2020 // Prevedere l’esito dei prossimi cinque anni di Slam con la sfera di cristallo (#588)

Il Working Class Hero di Leicester

Pubblicato il 3 maggio 2016 // Neppure ai grandi campioni è concesso il lusso di poter programmare le vittorie...

Ritorno al nuovo mondo

Pubblicato il 5 settembre 2019 su Rivista Contrasti // L’ultima pagina della versione cartacea di The Economist, il prestigioso...

Marcel Hirscher

Pubblicato il 4 gennaio 2019 su Rivista Contrasti // Per esprimere un ideale di bellezza sportiva universale, alla serie...

Jury Chechi

Pubblicato l'11 ottobre 2019 su Rivista Contrasti // Non deve certamente sfuggire all’intelligenza di un atleta di calibro internazionale...

Roger Federer è cresciuto anche così

Pubblicato il 27 ottobre 2015 su Il Tennis Italiano // Nell'imminenza del torneo di casa, non è semplice raccontare...

Tutti i colori di una finale reale

// Quando la fortuna coincide con un passaggio di storia del tennis, è doveroso condividerne le sensazioni, anche se per una volta...