Il più grande archivio italiano di analisi statistiche sul tennis professionistico. Parte di Tennis Abstract

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I 128 del tennis — #107, Jim Courier

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Pubblicato il 24 marzo 2022 su TennisAbstract – Traduzione di Edoardo Salvati

A inizio anno, Jeff Sackmann si è imbarcato in un immenso progetto di elaborazione di una classifica dei 128 giocatori e giocatrici più forti di tutti i tempi, ponendosi l’obiettivo di terminare a dicembre 2022. Con una media di più di 2000 parole per singolo profilo, si tratta di una vera e propria enciclopedia di chi è chi nel tennis, dalla sua nascita a oggi. Per limiti di tempo e più evidenti limiti di talento, settesei.it propone una selezione delle figure maggiormente rappresentative per vicinanza d’epoca e notorietà, n.d.t.

Jim Courier [USA]
Data di nascita: 17 agosto 1970
Carriera: 1988-1999
Gioco: destro (rovescio a due mani)
Massima classifica ATP: 1 (10 febbraio 1992)
Massima valutazione Elo: 2185 (primo nel 1992)
Slam in singolo: 4
Titoli ATP in singolo: 23

Il dritto di Jim Courier era così potente da far impazzire gli avversari. L’antidoto all’americano era semplice: servire sul rovescio, evitare il dritto, non lasciare che prepari lo scambio per chiuderlo con il dritto, fare attenzione che usa il dritto a uscire. E comunque, il dritto è un vero pericolo. È tutto vero. Mi piace fare il bastian contrario, ma non cercherò di convincervi che il dritto di Courier non era una potenza. Ne ha tirati all’infinito, è ricorso alla variante a uscire più spesso di qualsiasi collega. Sarebbe sciocco dibattere sull’efficacia del colpo di elezione di un vincitore di quattro Slam.

Tranne che…c’era un punto debole nascosto in quella forza, e il suo avversario più ostico se n’era accorto. Courier ha tenuto testa a quasi tutti i giocatori del suo periodo, vincendo 7 partite su 12 contro Andre Agassi, 6 su 10 contro Stefan Edberg e dividendosi le vittorie con Michael Chang su 24 partite. Ma contro Pete Sampras ne ha vinte solo 4 su 20, di cui due sulla terra — la superficie in assoluto meno favorevole a Sampras — e due con 4 su 5 set risolti al tiebreak. Sampras giocava bene, ma non così tanto meglio di Courier da avere 16 vittorie e 4 sconfitte. Aveva riconosciuto ed esaltato il dominio di Courier con il dritto, per poi fare però quello che pochi degli altri avrebbero rischiato, cioè attaccarlo.

Nel suo libro, A Champion’s Mind, Sampras spiega la strategia: “Quello che preferisco fare contro Jim è servire esterno sul dritto, esattamente quel dritto micidiale. Si possono ottenere due risultati servendo sul dritto, spingere Jim fuori dalla zona di conforto e costringerlo a una posizione sbilanciata in modo da sfruttare il campo aperto sul rovescio. Con Jim, come con Andre, è fondamentale evitare che la palla sia al centro, perché è da li che riescono a controllare lo scambio con il dritto. Rispondere è diverso da scambiare, e a Jim non piaceva colpire di dritto alla risposta perché aveva meno tempo per prepararlo e chiudere il movimento come durante lo scambio. Era una strategia così preziosa che quando Jose Higueras (che aveva allenato in precedenza anche Courier) accettò di seguirmi verso la fine della mia carriera, mi confessò che ero stato il primo a capire e sfruttare quella debolezza nel gioco di Courier”.

Molta potenza e poco stile

Non era una strategia che chiunque avrebbe potuto adottare, anche solo per il fatto di non saper servire come Sampras. Ma c’erano parecchi giocatori sul circuito con talento offensivo per fare qualcosa di simile, come Edberg, Michael Stich, Goran Ivanisevic e Richard Krajicek, per citarne alcuni. Courier ha vinto il 38% dei punti alla risposta contro Edberg e Ivanisevic, rispetto al mero 30.5% contro Sampras. Era difficile però pensare in partita a più di un colpo di anticipo quando dall’altra parte della rete aspettava un dritto come quello di Courier.

Tra il 1991 e il 1993, Courier ha vinto due Australian Open e due Roland Garros, oltre a restare numero 1 del mondo per 58 settimane. Nonostante i trionfi, quel tipo di tattica non riempiva esattamente le prime pagine dei giornali. Courier ha solo qualche mese in meno di Agassi, e i due hanno condiviso brevemente la stanza alla Nick Bollettieri Academy, ma anche con risultati inferiori, Agassi si prendeva comunque la scena con commenti polemici o comportamenti fuori dal campo molto al limite. Courier e Agassi hanno battagliato al Roland Garros ogni anno tra il 1989 e il 1992. La prima volta, inaspettatamente e contro pronostico, ha vinto Courier. Due anni dopo, Courier era ancora sfavorito, di suo però Agassi era sempre alla ricerca della combinazione che gli avrebbe consegnato il primo Slam. Courier conquista poi la finale del 1991 in cinque set.

In un pezzo per Sports Illustrated, Curry Kirkpatrick apparentemente non aveva gradito di non potersela prendere con Agassi, scaricando parte di quella frustrazione con critiche nei confronti dell’altro ruvido americano: “Courier ha continuato a rimontare fino a vincere 3-6 6-4 2-6 6-1 6-4, in una partita interessante solo per gli amanti degli errori non forzati (123 in totale), per chi preferisce giocatori scontrosi e con in testa sempre il cappello da baseball, senza dimenticare quella maglietta sporca e trasandata che Courier indossa come a volte, sfortunatamente, fa trasparire le sue emozioni in pubblico. Per esempio, come si è sentito dopo aver raggiunto i quarti di finale di uno Slam per la prima volta? ‘Non fa così schifo in effetti’ ha commentato Courier”.

Kirkpatrick non era da solo. Chi seguiva il tennis vedeva un americano sicuro di sé, al pari di Agassi, con un gioco prettamente da fondo, al pari di Agassi, vestito un po’ miseramente, al pari di Agassi, e che non le manda a dire, al pari di Agassi. Non sorprende che gli appassionati ne associassero le figure. C’era però una differenza fondamentale: Agassi si era fatto la nomea di giocatore che non vince le partite che dovrebbe vincere, un talento unico in una generazione, a cui non interessava dedicarsi interamente al tennis. Courier era all’estremo opposto. Agassi non gli riconosceva una predisposizione naturale su cui fare affidamento, ma Courier, che per molti assomigliava a Jimmy Connors, si allenava più duramente di chiunque e sapeva vincere.

Forse era meglio servire sul dritto…

Anche il rovescio era molto solido. Se siete troppo giovani da ricordare Courier, pensate alle parole dedicate a un altro tennista “operaio”, David Ferrer. Qualche esempio di allora. Courier su di sé: “ Per me il tennis è una battaglia in trincea, sono costantemente impegnato a vincere tenendo duro, faticando e tirando fuori il coraggio”. Mark Woodforde: “Non si dà pace nemmeno se è sotto 0-5 nell’ultimo set. Nessuno nel circuito possiede più tenacia o volontà di non soccombere”. Brad Gilbert: “Mette tutta l’energia in ogni singolo punto di ogni game di ogni set. È in grado di mantenere un livello d’intensità incredibile durante il corso della partita. Ho l’impressione che digrigni i denti ferocemente”.

Con la stessa ferocia però, Courier continuava a perdere da Sampras, l’unico che non aveva paura del suo dritto. Grazie ai volontari del Match Charting Project, abbiamo ogni colpo di 42 partite di Courier, tra cui le finali e semifinali Slam e Masters, e una visione più completa delle peculiarità del suo gioco di quanto fosse a disposizione per avversari e allenatori. Più entriamo nel dettaglio, più ci si accorge dell’acume tattico di Sampras. In quel campione di dati, Courier ha risposto a servizi sul rovescio il 59% delle volte. È un numero che sottovaluta la preferenza degli avversari perché, come chiunque altro con un lato di gioco favorito, si posizionava spesso in modo da aumentare le occasioni per colpire con il dritto. Nella maggior parte dei casi, si sottraeva a servizi al corpo spostandosi per rispondere più facilmente con il dritto. Non si riesce a quantificarlo con precisione, ma se isoliamo solo i servizi chiaramente direzionati a uno o all’altro angolo, la frequenza sul dritto sale al 62%.

Di fronte a un servizio sul rovescio, Courier vinceva il 38% dei punti. Di fronte a un servizio sul dritto Courier vinceva, indovinate un po’, il 38% dei punti. Non ci può fermare qui naturalmente. Siccome Courier amava rispondere di dritto, era disposto a volte ad accettare una posizione più debole alla risposta per colpire come voleva. Se avesse vinto, diciamo, il 40% delle risposte di dritto e il 35% di quelle di rovescio, sarebbe stato intelligente sistemarsi in campo in modo da giocare più dritti e modificare la distribuzione — per ipotesi — rispettivamente in 39% e 36%, e così via. In presenza di una scelta, tra il dritto e il rovescio, tra giocare da fondo o andare a rete o qualunque altro dualismo, la percentuale di vittoria tra le due opzioni tende a convergere. Se un’alternativa è molto più dominante dell’altra, ogni giocatore opterà per la soluzione a maggior rischio e la perseguirà più spesso fino a che il differenziale nella percentuale di punti vinti non sarà più così evidente.

Ci sono molti servizi però che non offrono scelta al giocatore alla risposta. Se sul lato dei vantaggi la palla è vicina all’angolo è difficile (se non impossibile) girarci intorno per giocare il dritto. La tabella elenca i risultati di Courier nelle 42 partite su quattro categorie di servizi agli angoli. Per confronto, ho incluso le medie di vittoria del punto del circuito.

Nel momento in cui un servizio è angolato a uscire, il giocatore alla risposta si trova immediatamente svantaggiato. Percentuali medie di vittoria del punto poco sopra il 30% significano guai. Quando però Courier era costretto a rispondere di rovescio, eliminava di fatto quel vantaggio, facendo molto meglio della media del circuito. Servendo invece sul dritto — all’angolo o al centro — gli avversari ottenevano esiti ben più confortanti. Forse i numeri sul dritto avrebbero un aspetto migliore se buona parte di quei servizi non fosse arrivata dalla racchetta di Sampras. E forse Courier avrebbe trovato una soluzione se la maggior parte dei giocatori si fosse decisa ad attaccare il dritto. Caro Edberg, se stai leggendo ora, pensi che la finale degli Australian Open 1993 sarebbe finita diversamente se avessi servito più di un quarto dei servizi sul dritto di Courier?

La potenza è nulla senza controllo

Courier si è guadagnato il numero 107 in questa speciale classifica per abilità che naturalmente andavano oltre una risposta con il dritto meno incisiva di quanto sempre da tutti ritenuto. Durante lo scambio infatti, gli avversari si guardavano bene dal cercare il suo dritto. Nel 1989, prima della fama internazionale di Courier, Agassi ha detto di lui: “È il giocatore più potente sul circuito. Gioca così: ‘Ora colpirò la palla più forte che posso. Se poi me ne arriva una più corta, la colpirò ancora più forte’. Non si preoccupa nemmeno del punto”. Anche per via del suo passato giovanile da interbase nella Little League, il dritto di Courier ha probabilmente ispirato più paragoni con il baseball di qualsiasi altro colpo nel tennis. In un articolo per Sports Illustrated del 1992, Franz Lidz si è espresso con una metafora extra sportiva: “Courier attacca la palla con lo stesso vigore di un boscaiolo, prendendola a sberle in ogni colpo come se la partita fosse cominciata da poco”.

Il mio indice di Potenza del Dritto (Forehand Potency o FHP), basato sui dati del Match Charting Project, conferma l’efficacia di tutta quella forza. Raccoglie infatti vincenti, errori non forzati e colpi che hanno portato a un vincente, in un unico numero che misura l’impatto del dritto dal campo sul successo di un giocatore. Dei 131 giocatori con almeno 20 partite nel database, il dritto di Courier è settimo, appena dietro a Juan Martin del Potro, ma due posizioni sopra Novak Djokovic. Un dritto che gli avversari hanno sempre preferito evitare, quello di Roger Federer, segue a una dozzina di posizioni.

Non si arriva al numero 1 solo con un dritto potente. Nel 1991, anno del suo primo Slam, Courier non era più il picchiatore di palle senza cervello, come Agassi lo aveva additato. Al Master di Indian Wells di quell’anno, aveva detto: “Ora riesco a colpire e pensare contemporaneamente”. Otto anni dopo avrebbe memorabilmente proclamato: “Più sei ottuso in campo, meglio giocherai”. Eppure la sua stessa esperienza lo smentisce. E certamente gli avversari avrebbero potuto trarre beneficio anche da un po’ più di buon senso.

Come Ferrer un paio di generazioni a seguire, Courier ha dimostrato che si poteva ampliare una dotazione minima allenandosi più duramente di qualsiasi altro. Lidz ha definito la sua carriera “praticamente un inno all’etica del lavoro”, e Agassi ricorda come l’ex compagno di stanza fosse andato a correre subito dopo averlo eliminato dal Roland Garros 1989. Con un perfetto antagonista in Agassi a inizio carriera, Courier ha compreso che nel tennis erano importanti molteplici abilità: “Ho letto del fatto che io non possegga grande talento. Ci sono diversi tipi di talento oltre a quello di colpire una palla da tennis. Avere coraggio in campo è un talento; avere sete di successo è un talento; osare sul punteggio di 0-40 è un talento”. Quale sia la parola per riferirsi a qualità di quel tipo, Courier le aveva, dimostrando tenacia nel farle rendere al massimo. Ha pure convinto alcuni dei più grandi cannonieri al servizio nella storia del tennis a mirare nella direzione sbagliata. Che diamine, se non è un talento anche quello! ◼︎

The Tennis 128: No. 107, Jim Courier

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